Il Bari di Marino, in occasione della vittoria strappata al Brescia sul campo del Rigamonti, ha dimostrato di essere in grado di adattarsi a diverse dinamiche di gioco, mettendo in luce grande duttilità sul piano tattico. Il match, cominciato in salita a causa dello stravolgimento della formazione lombarda – dovuto all’infortunio in extremis di Adorni che ha costretto Gastaldello a schierare del primo minuto il giovanissimo Riccardo Fogliata – ha visto una prima frazione nella quale i galletti, già alle prese con un modulo diverso da quello a cui avevano abituato gli spettatori, sono stati costretti a prendere le misure a un Brescia completamente diverso da quello immaginato. Il secondo tempo, tuttavia, ha dimostrato come l’intelligenza tattica di Pasquale Marino, abbinata all’ingresso dalla panchina di uomini rivelatisi poi essenziali ai fini della manovra come Giacomo Ricci, possa rendere la formazione biancorossa adatta a contrastare lo schieramento tattico di qualsiasi avversario.
Contro le rondinelle il tecnico siciliano ha schierato i suoi con un modulo che, nel capoluogo pugliese, non può che far rifiorire splendidi ricordi delle ultime stagioni di Serie A: il Bari visto contro il Brescia, schierava infatti due linee da quattro – con gli esterni di centrocampo molto avanzati e due mediani a proteggere la retroguardia – a ridosso dei due centravanti. La formazione vista domenica aveva, per l’appunto, tutte le caratteristiche del sistema di gioco adottato da Ventura nelle ultime esperienze del Bari nel massimo campionato, ereditato da quello con cui Antonio Conte portò la sua squadra a dominare la classifica in cadetteria fino alla promozione.
I galletti del mister salentino - capitanati da Gillet e trainati verso la promozione nella stagione 2008-09 dalle 23 marcature siglate da Barreto che, con Kutuzov e Ciccio Caputo, formava il reparto offensivo della squadra campione di categoria, vantando anche il maggior numero di reti segnate nel corso della stagione – regalarono, grazie anche alla partecipazione di nomi certamente rimasti impressi nella memoria dei tifosi come quelli di Gazzi, Rivas e Kamata, per l’ultima volta la promozione nel massimo campionato nazionale.
La formazione di Ventura, arrivato in panchina proprio dopo il passaggio dei galletti in A, contava per grandi linee sullo stesso sistema di gioco. A proteggere la porta di Gillet, questa volta, c’erano Ranocchia (sebbene già presente in rosa dalla precedente annata) e Bonucci, che hanno poi avuto l’onore di capitanare Inter, Milan e Juventus. Sulla fascia opposta a quella già occupata da Rivas vi era Alvarez, mentre accanto a Barreto – autore di quattordici reti – ebbe la possibilità di esordire in A un giovane Riccardo Meggiorini.
Il Bari di oggi, con una nuovissima versione di Dorval schierato sulla linea mediana e il tandem d’attacco formato da Nasti e Diaw, attuali capocannonieri della squadra a pari merito con Sibilli e Koutsoupias, ricorda vagamente quello visto in quelle splendide stagioni, e la speranza è quella che i ragazzi, sotto la guida esperta di Pasquale Marino, possano ripercorrere i passi del Bari visto in quelle occasioni, riportandolo, dopo 12 anni di assenza, nuovamente in Serie A.
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