Il Bari di mister Longo sarà costretto all’ennesimo bivio di una stagione forse tra le più discontinue degli ultimi anni. A Catanzaro non si gioca solo una partita, ma un’idea di futuro. Una visione. Una speranza che, se ancora pulsa, ha bisogno di sangue caldo ed orgoglio. La trasferta del “Ceravolo” non sarà come le altre. Non lo è per la classifica, che chiama con insistenza, e non lo è per il momento emotivo vissuto dalla piazza. Bari si interroga, si arrabbia, si stringe le spalle e poi guarda la classifica: la corsa playoff è ancora lì, ma non aspetta chi arriva in ritardo. E allora basta facce spente, basta approcci molli e timidezza. È il momento degli uomini veri. Dei leader. Di chi ha ancora fame.
Perché ora, più che mai, serve forza dentro. Serve spirito. Serve quella fame che non si allena, che non si compra, che non si improvvisa: si ha o non si ha. Il Bari è chiamato a Catanzaro per dimostrare che questa stagione può ancora dire qualcosa, senza accontentarsi del minimo indispensabile. La matematica non condanna, ma la realtà, quella del campo, ha già detto abbastanza: troppi alti e bassi, troppa rassegnazione dopo gli schiaffi, troppa poca cattiveria nei momenti decisivi. E ora che il treno playoff passa dalle stazioni più dure, come quella del “Ceravolo”, non ci si può più permettere di salire a metà. O si parte davvero o si resta a guardare.
Il Catanzaro è un avversario serio, organizzato, ambizioso. Non farà sconti, vorrà anche lui vincere per portarsi a casa a più presto la qualificazione playoff. Ma il Bari non può permettersi di avere paura. Non più. Non adesso. Vietato mostrarsi deboli, soprattutto quando la tua gente ti chiede solo una cosa: lottare. Non vincere sempre, ma lottare. Si chiede al Bari di combattere. Di essere squadra, di reagire alle difficoltà, di non affondare al primo colpo subito come fin troppo spesso è accaduto. Di mettere in campo personalità, quella che troppe volte è rimasta chiusa nello spogliatoio. Non servono alibi, non servono calcoli: servono cuore, gambe, e testa. E, soprattutto, servono punti.
Longo valuterà fino all’ultimo chi potrà garantire più equilibrio senza rinunciare alla voglia di pungere, con la certezza di un Lella out. Più che badare agli schemi, conterà l’atteggiamento. Perché la stagione, fin qui, è stata una lunga altalena: qualche lampo, troppi blackout. Ma ora basta. Il tempo delle riflessioni è finito. Ora si decide tutto, e chi vuole davvero i playoff deve iniziare a dimostrarlo con i fatti, in campo.
E allora, Bari, cosa vuoi diventare? Una squadra anonima o una squadra che ha il coraggio di provarci? Una comparsa o una protagonista? La risposta, come sempre, non verrà dalle parole. Verrà dal campo. Da Catanzaro. Da chi avrà il coraggio di non mostrarsi debole.
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